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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Teatro. Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un gioco

Novembre e dicembre 2016, all'Istituto Comprensivo Mulinu Becciu-Mameli-Ciusa / Teatro di Sant'Eusebio
Rovinarsi è un gioco
Rovinarsi è un gioco
TEATRO A  IS MIRRIONIS CONTRO IL GIOCO D'AZZARDO
La “vita esplosa” di un giocatore in scena nel Teatro della Parrocchia di Sant'Eusebio a Cagliari con “GAP” di e con Stefano Ledda e un incontro con artisti, esperti e operatori dei SerD per spiegare ai giovani studenti dell'Istituto Comprensivo Mulinu Becciu - Mameli - Ciusa i rischi  nascosti di un “innocuo passatempo” come il videopoker (o il poker online, e perfino il Bingo e il Gratta e Vinci) che può trasformarsi in dipendenza, per il progetto “Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un Gioco” a cura del Teatro del Segno.

L'arte contro la dipendenza da gioco d'azzardo: al via il progetto “Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un Gioco” a cura del Teatro del Segno, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cagliari e della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna e in collaborazione con la parrocchia di Sant'Eusebio, con l'Istituto Comprensivo Mulinu Becciu - Mameli - Ciusa di Cagliari, con il Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Cagliari e con il CeDAC.

Una pièce teatrale – dal titolo emblematico “GAP /Gioco d'Azzardo Patologico” e un incontro/ dibattito con artisti e insegnanti e con psicologi, esperti e operatori del SerD ma anche un concorso poetico-grafico per l'ideazione uno slogan e di una vignetta e un'iniziativa di crowdfunding per il progetto che punta a informare e sensibilizzare i più giovani – e le diverse fasce d'età – sui pericoli nascosti dietro un apparentemente innocuo passatempo, che può trasformarsi in una forma di dipendenza ossessivo-compulsiva – un fenomeno che è già un'emergenza sociale.

“Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un Gioco” rappresenta l'inizio di un percorso – la prima tranche di un progetto di respiro regionale dallo stesso titolo (che ha partecipato anche al Bando “Tutti a Iscol@” dell'Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna) con l'obiettivo di riscoprire la “cultura del gioco” al di là e al fuori della pericolosa spirale dell'“azzardo”.
Si incomincia – non per caso – da Is Mirrionis: «un quartiere che ci sta particolarmente a cuore» - come sottolinea il direttore artistico Stefano Ledda; «un quartiere "difficile" e complesso come lo è la realtà metropolitana, e l'epoca in cui viviamo, e che potrebbe diventare un interessante laboratorio di crescita culturale e sociale per la città. La scuola è il punto strategico da cui vogliamo partire, il luogo in cui affrontare e risolvere i conflitti e le questioni fondamentali per la formazione dei cittadini di domani. Conoscere i rischi celati dietro un “innocuo passatempo”, che per alcuni potrebbe trasformarsi in dipendenza, è importante: è indispensabile sapere per poter scegliere … e orientarsi nel mondo.»

Il progetto “Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un Gioco”  prevede diverse iniziative e “azioni” complementari, a partire dagli appuntamenti nel Teatro della Parrocchia di Sant'Eusebio in via Quintino Sella  a Cagliari con la mise en scène di “GAP/ Gioco d'Azzardo Patologico” e a seguire l'incontro/ dibattito con artisti ed esperti – tre matinées per i ragazzi, mercoledì 30 novembre, giovedì 1 dicembre e venerdì 2 dicembre alle 11 e una replica  serale venerdì 9 novembre alle 21 rivolta ai genitori degli studenti e al pubblico della parrocchia di Sant'Eusebio, come a tutti i sostenitori del progetto.

Un concorso per giovani creativi - copywriters e fumettisti – dal titolo “Gioco d'azzardo... IO COSA NE PENSO...” rivolto agli studenti dell'Istituto Comprensivo Mulinu Becciu-Mameli-Ciusa che parteciperanno al progetto per l'ideazione di uno slogan e la realizzazione di una vignetta che esprimano il pensiero e il punto dei ragazzi sul gioco d'azzardo. Un'elaborazione personale e/o di gruppo sul tema, per approfondire – attraverso la ricerca delle parole e/o di un'iconografia “per dirlo” - i vari aspetti di una questione complessa, che investe campi cruciali e delicati – dai condizionamenti sociali alla libertà individuale, dall'immagine del sé allo sguardo dell'altro, dalla decodificazione dei messaggi pubblicitari alla scelta di un proprio linguaggio, dai diktat dell'apparire all'importanza dell'essere. In giuria lo scrittore, sceneggiatore e regista Bepi Vigna, la cantante, compositrice e songwriter Rossella Faa – madrina del progetto, Giuseppina Miceli, dirigente dell'Istituto Comprensivo Mulinu Becciu-Mameli-Ciusa, gli insegnanti di riferimento del progetto per ciascun plesso e l'attore, regista e dramaturg Stefano Ledda. Le opere vincitrici verranno stampate su T-shirt – che saranno distribuite agli autori e alle rispettive classi e ai sostenitori del progetto e diventeranno l'icona e slogan di “Rovinarsi è un gioco Sardegna 2016 – 2017”.

Una iniziativa di crowdfunding attraverso la piattaforma www.buonacausa.org (https://buonacausa.org/cause/ismirrionis2016-rovinarsieungioco) con la finalità di raccogliere fondi a sostegno del progetto (ogni quota del valore di 10 euro corrisponde a 2 biglietti per altrettanti studenti e dà diritto ad un biglietto per la visione dello spettacolo serale del 9 dicembre) a integrazione delle risorse pubbliche – il contributo concesso dal Comune di Cagliari e il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna e private della compagnia Teatro del Segno. E con l’obiettivo di diffondere il progetto e informare e sensibilizzare i cittadini sui rischi del gioco d'azzardo patologico e sulle ricadute sociali (e economiche) di questa patologia ossessivo-compulsiva – in cura presso i SerD dell'Isola e della Penisola.

Il progetto “Rovinarsi è un Gioco” del Teatro del segno ha ottenuto il patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati, della Presidenza del Senato della Repubblica, della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna, della Consulta Nazionale Anti Usura, dell’A.GIT.A (Associazione nazionale degli ex Giocatori d'Azzardo e delle loro famiglie), di svariati Comuni e ASL della Sardegna, è stato sostenuto dalla Caritas e dalla Camera di Commercio di Cagliari nell'ambito del progetto di sensibilizzazione sull’uso responsabile del denaro, ed è stato ospite del progetto “IO NON MI AZZARDO 2014-2015” al Teatro Fraschini di Pavia, e del progetto triennale “GAME OVER” promosso dalla Caritas – Arcidiocesi di Messina Lipari Santa Lucia del Mela.


“Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un Gioco”

Il progetto “Is Mirrionis 2016 - Rovinarsi è un Gioco” accende i riflettori su un dramma privato – la storia di un uomo prigioniero del demone del gioco, che distrugge se stesso e la propria famiglia, sacrificando affetti e ambizioni, serenità e felicità fino a un tardivo tentativo di riscatto – per raccontare con tutta la forza espressiva e comunicativa del teatro quali insidie si celino dietro slogan accattivanti come “Ti piace vincere facile?”. In realtà la visione ludica dell'Italia  - patria del Lotto e delle varie lotterie e perfino della roulette utilizzata da legionari romani – come di un moderno “paese dei Balocchi” stride atrocemente con la generale crisi economica: la diminuzione del potere d'acquisto di redditi e pensioni, la disoccupazione e/o inoccupazione, hanno come paradossale effetto di favorire il ricorso all'azzardo nella speranza – spesso illusoria – di facili e cospicui guadagni

Nel gioco avverso delle probabilità – una possibilità su sei milioni di conquistare un dovizioso jackpot o l'eventualità di realizzare una combinazione vincente al videopoker – il miraggio della vincita offusca la consapevolezza della perdita (quasi) certa, e per provare (e riprovare) il sottile brivido nello sfidare la fortuna si consumano decine, centinaia, a volte migliaia di euro. Il confine tra l'innegabile piacere del gioco e la cronaca di una tragedia annunciata, quando il divertimento diventa dipendenza, è invisibile e non si riconosce se non quando è troppo tardi: esiste in alcuni una inclinazione particolare, son le fasce più a rischio per la cui la tentazione si trasforma ben presto in schiavitù, ma anche l'abitudine, il costume e la facilità di accesso del gioco d'azzardo mietono vittime – tra le più insospettabili.

Ipnotizzati da un videopoker – quante volte abbiamo intravisto questi “fantasmi” nell'angolo di un bar o in una sala giochi, senza prestar loro attenzione? - o “stregati” dal Superenalotto o dal Lotto, con tutte le possibili varianti e relative reiterate “estrazioni”, assidui del Gratta e Vinci e frequentatori del Bingo, appassionati di poker online o amanti dello slot machines: i giocatori in Italia – come in Europa – sono una moltitudine, una folla silenziosa di individui che alimenta un gigantesco sistema d'affari. Le cifre: secondo i dati forniti alla Camera dei Deputati, le entrate fiscali per il 2015 superano gli 88 miliardi di euro (di cui lo Stato incassa quasi il 10 %, intorno agli 8,7 miliardi) – in Sardegna si parla di 1 miliardo e 542 milioni. Gli italiani nel solo 2015 hanno speso 25 miliardi e 963 milioni in Newslot e 22 miliardi e 198 milioni in Vlt, 12 miliardi e 502 milioni in giochi di carte e giochi di sorte a quota fissa, 9 miliardi e 63 milioni per le lotterie, 7 miliardi e 77 milioni al Lotto, 5 miliardi e 592 milioni nei giochi “sportivi”, 1 miliardo e 598 milioni al Bingo, 1 miliardo e 67 milioni in scommesse, 1 miliardo e 55 milioni in giochi numerici a totalizzatore e ancora 727 milioni in giochi di abilità a distanza a torneo, il gioco a base ippica con 636 milioni, il betting exchange con 541 milioni.

Fulcro del progetto è lo spettacolo “GAP /Gioco d'Azzardo Patologico” - scritto, diretto e interpretato da Stefano Ledda e ispirato a un fatto di cronaca, la testimonianza su una “vita esplosa” che ha aperto uno squarcio su una realtà ancora sommersa (era il “lontano” 2005): l'idea di mettere in scena una versione contemporanea della vicenda de “Il Giocatore” di Dostoevskij si è concretizzata attraverso una “ricerca sul campo” - documentazione, incontri e interviste – e una prima stesura del testo, poi sottoposta a “verifica” attraverso il parere di esperti come il dott. Rolando De Luca. La pièce fonde e sintetizza in un'unica trama dettagli tratti da testimonianze, studi scientifici e reportages giornalistici - «non c'è una parola che non sia autentica», sottolinea l'autore: una storia emblematica e amara, unica e singolare ma simile a infinite altre in cui il gesto di inserire una moneta in un videopoker ha segnato l'inizio di una caduta, di un perdersi in una spirale da cui è molto difficile tornare indietro.
Sul filo dei ricordi – in un flusso di coscienza – il protagonista ripercorre l'intera vicenda, con brevi flashback che si traducono in azione scenica, inframmezzati dall'arida sequenza dei numeri (le cifre del gioco d'azzardo sia in termini di giro d'affari che di costi e ricadute sociali): una narrazione densa di pathos, per un viaggio agli inferi in cui si manifestano tutti i sintomi della dipendenza, tra cui la negazione della verità in un pietoso tentativo di autoinganno, smascherato alla luce dei fatti. Emanuele – un giovane uomo come tanti, felicemente fidanzato, con un lavoro normale, e una famiglia normale – scopre sulla propria pelle il rischio insito nella fascinazione del gioco d'azzardo: una vincita inattesa, il desiderio e poi il bisogno, sempre più forte di giocare, per vincere, poi per “rifarsi” delle perdite, e poi giocare, e giocare ancora. La posta sale, diventa sempre più alta. Finché in gioco – ma lo scoprirà troppo tardi – c'è la sua stessa vita.

La pièce offre lo spunto per una riflessione comune sul significato del gioco e dell'azzardo, tra sollecitazioni che rimandano facilmente all'esperienza, diretta o indiretta di ognuno: il gioco d'azzardo fa parte del quotidiano, nei tabacchini e negli uffici postali i “Gratta e Vinci” vengono offerti insieme al resto, le réclames – e le “obbligatorie” avvertenze” sui rischi (come le scritte minacciose sui pacchetti di sigarette)- campeggiano ormai dappertutto, trasmettendo l'idea che si possa (o perfino debba) “vincere” il futuro. Invece di costruirlo, con la propria intelligenza e l'impegno, il talento e la fatica – in una società in cui ciascuno dà il meglio di sé per il bene comune.

La sfida è lanciare un segnale – che ciascuno è libero di cogliere – sui pericoli dell'assuefazione da gioco “virtuale”, davanti alle macchinette come allo schermo di un computer e insieme informare sulle reali cause di comportamenti – altrimenti incomprensibili – dettati dalla dipendenza da gioco d'azzardo patologico. Tra gli obiettivi, quello di innescare il circuito virtuoso della comunicazione peer to peer per diffondere il messaggio tra i giovani – i prossimi potenziali clienti del sistema dell'azzardo, specialmente per quel che riguarda le forme del gioco online. L'incontro con gli artisti e gli insegnanti  e con gli psicologi, esperti e operatori del SerD – che affrontano ogni giorno gli effetti della patologia ossessivo-compulsiva riassunta nell'acronimo GAP – è l'occasione per approfondire un tema scottante e attuale – ormai una vera emergenza sociale – ma anche per analizzare le strategie di comunicazione, e ridefinire un sistema di valori in cui la figura del “vincente” non si identifica necessariamente con chi indovina una serie di numeri o una combinazione di carte, e trova  una più reale corrispondenza con la consapevolezza e l'espressione delle capacità di ognuno – attraverso il rispetto di sé e degli altri - in un armonioso sviluppo della personalità.

Il concorso “Gioco d'azzardo ... IO COSA NE PENSO ...” - così come le attività didattiche finalizzate o sollecitate dalla visione dello spettacolo e dal dibattito costituisce un ulteriore momento di approfondimento oltre che di valorizzazione dei talenti e della capacità linguistiche e letterarie e di elaborazione grafica dei ragazzi. Il loro sguardo sulla realtà fa – e farà la differenza – e rappresenta il punto di vista privilegiato per cogliere i cambiamenti sottili, le aspirazioni, i sogni e il sistema di valori cui fanno riferimento le giovani generazioni, sommerse da un flusso continuo di informazioni e stimoli spesso contraddittori, proiettate in una dimensione virtuale e inserite nella realtà aumentata di sofisticate apparecchiature, ma non sempre in possesso degli strumenti e delle chiavi con cui decodificare il mondo.

Infine il crowdfunding punta a rendere “sostenibile” e a realizzare pienamente il progetto integrando contributi e risorse, e insieme a fare appello alle intelligenze e alla sensibilità dei cittadini tutti verso un fenomeno in crescita che si caratterizza sempre più come una emergenza sociale.


Per saperne di più:  www.teatrodelsegno.com
https://buonacausa.org/cause/ismirrionis2016-rovinarsieungioco
Rightbar
  • 04 novembre 2016